Ci lascia quantomeno perplessi osservare che, in una situazione nazionale che vede il Paese in emergenza a causa dell'eccessiva spesa pubblica, a Poggibonsi si scatenino polemiche tra le forze politiche per questioni del tutto secondarie, quali ad esempio il mancato finanziamento da parte dell'Amministrazione comunale poggibonsese, nientemeno che dell'Associazione Timbre. Alla luce di quanto sta accadendo a Roma, dove il legittimo governo di un paese democratico è stato praticamente commissariato dall'Europa a causa degli insufficienti tagli alla spesa pubblica operati, accapigliarsi su piccoli cali di trasferimenti agli enti locali che hanno causato qualche necessario ridimensionamento delle attività dei comuni ci porta lontano dalla realtà, in quel mondo dorato della politica che il cittadino comune, intento a fare i conti con la fine del mese, davvero non può capire. Capita così, mentre si attendono vere e proprie stangate sulle famiglie, mentre si parla di nuove tasse, dismissione del patrimonio pubblico, massicce privatizzazioni e riduzione di tutele sul lavoro che non possiamo più permetterci (tutti provvedimenti che, a scanso di equivoci, noi da sempre riteniamo indispensabili) che l'argomento più discusso dalla politica locale sia il mancato rinnovo del contratto di affitto per il teatro Verdi, il che, come amava chiosare Guareschi, è bello e istruttivo (di quanto la politica possa essere inadeguata).
La realtà è diversa, e anche se appare durissima a chi è stato abituato per decenni a mangiare nel piatto pubblico, va guardata in faccia: in Italia i tempi del Bengodi sono finiti, e i finanziamenti a pioggia di comuni, province e regioni a scopo clientelare diverranno ben presto un lontano ricordo. Entrando nello specifico: le politiche culturali degli enti locali dovranno consistere sempre meno in contributi diretti a questo o quel soggetto “amico”, e sempre più nell'individuazione di pochissime priorità su cui focalizzare gli investimenti, lasciando al mercato e all'iniziativa privata il resto dell'offerta, con quello che ne consegue in termini di deregolamentazioni e aiuti nel processo di fund raising. Tale impostazione è necessaria anche a Poggibonsi, laddove riteniamo che gli sforzi dell'Amministrazione debbano concentrarsi, nei prossimi anni, in maniera pressoché esclusiva verso due strutture che si sono dimostrate estremamente importanti per la coesione sociale: il teatro Politeama e la scuola pubblica di musica. Queste due realtà, nella cui gestione sono stati commessi in passato molti errori, si sono dimostrate comunque essenziali per la crescita di una diffusa consapevolezza culturale ed artistica nei giovani, e per il rilancio di un orgoglio cittadino in grado di rivitalizzare anche un centro storico che sembrava destinato al degrado e all'abbandono.
Per questo siamo convinti che, se si procederà nell'opera già intrapresa di riduzione degli sprechi, se si estirperanno completamente i tentacoli della politica da queste due strutture, premiando al loro interno il merito, la professionalità e le idee innovative, le limitate risorse finanziarie dell'ente debbano dirigersi verso di esse. Questo non significa che si ritengano Politeama e scuola di musica le uniche due attività d'interesse pubblico, ma che queste rappresentino le priorità da affrontare in tempi di crisi come quelli odierni. Del resto l'equivalenza tra pubblico interesse e pubblica proprietà è solo una forzatura ideologica, e tale resta anche se chi governa i nostri luoghi da troppi decenni la ripete quotidianamente.
Al contrario, con la cultura, con l'arte, si può anche guadagnare: lo dimostrano alcune lungimiranti realtà anche vicine a noi, laddove capita spesso il tutto esaurito in occasione di concerti o opere teatrali, spesso costate pochissimo e senza nemmeno un euro di contributi pubblici. Per raggiungere questi straordinari risultati occorre però che le programmazioni siano orientate verso il pubblico, e non affidate a chi, figlio del proprio pregiudizio anticapitalistico, ritiene che dare allo spettatore ciò che egli desidera sia degradante e indegno della “vera arte”.
Per questo auspichiamo che il teatro Verdi, terminata la fase dei finanziamenti diretti del Comune, possa aprirsi al mercato, trovando da solo, se sarà in grado di farlo, le risorse con cui finanziare le proprie attività. Se l'associazione Timbre, che in un recente comunicato ha elencato una moltitudine di attività realizzate nel corso degli anni, sarà in grado di far quadrare i conti, vorrà dire che le sue iniziative saranno ritenute importanti da un numero ampio di spettatori, e la stessa associazione potrà così legittimare con il proprio lavoro, e non grazie agli aiuti della politica, la gestione del teatro. In caso contrario, ben venga un passaggio di consegne, magari a qualche privato volenteroso che sia capace di far fruttare le proprie intuizioni al servizio della cultura (magari valorizzando alcuni giovani artisti locali che meriterebbero più attenzione) unendole con l'abilità nella riduzione dei costi e nel reperimento delle necessarie risorse.
Questo è il nostro pensiero in merito, e su questo vorremmo confrontarci con le altre forze politiche del territorio, possibilmente senza le affermazioni propagandistiche di chi per logiche di coalizione moltiplica il numero degli assessori e allo stesso tempo lamenta minori trasferimenti statali.
readmore »»